Panini caldi di Kreacher

Panini caldi di Kreacher

panini caldi di kreacher


 

Il cibo nei libri di Harry Potter è un elemento spettacolare e si propone sempre sorprendente, squisito nel corso delle molteplici occasioni: colazioni, pranzi, cene, spuntini, feste… Anzi durante le feste diventa anche sontuoso grazie all’apparecchiatura, o mise en place. I dettagli gastronomici descritti ci aiutano a coinvolgerci nella storia e a rendere più reale e vivo il mondo della magia dicono molto dei personaggi e dei luoghi o momenti del mondo di Harry Potter.

C.S. Lewis, uno dei più grandi scrittori fantasy, diceva: “Mangiare e leggere sono due piaceri che si completano a meraviglia”.

E anche io sono rimasta affascinata da quelle descrizioni e mi sono messa alla ricerca delle ricette trovate nei libri di Harry Potter. Mi sono imbattuta in questa raccolta non ufficiale, come ci tiene a specificare l’autrice Dinah Buchloz, “In cucina con Harry Potter. Il ricettario non ufficiale” in cui vengono riportate molte ricette incontrate nei libri di Harry Potter appunto, con i precisi riferimenti letterari, curiosità storiche e origini, e che si possono rifare senza ausilio di una bacchetta.

La ricetta che ho voluto subito provare sono stati questi panini caldi da servire proprio a colazione. Li ho chiamati panini caldi di Kreacher perché l’elfo domestico Kreacher li serve a colazione a Harry, Ron ed Hermione (ne I doni della morte) dopo che Harry è riuscito a ingraziarselo.

I panini sono proprio deliziosi, soffici, leggeri che sembrano nuvole, sono da servire caldi e l’ideale farciti con burro e marmellata. Sono talmente buoni che verranno sicuramente rifatti ed entrano nel mio ricettario.

Di seguito la ricetta tratta dal libro, tra parentesi le mie modifiche.

Ingredienti per 8 panini

  • 60 ml di acqua calda
  • 1 bustina di lievito di birra in polvere (io 4 gr di lievito di birra fresco)
  • 1 cucchiaio di zucchero semolato
  • 60 gr di burro (io leggermente salato)
  • 120 ml di latte intero
  • 1 uovo grande
  • 1 tuorlo grande
  • 310 gr di farina 00 (io tipo 1)
  • 70 gr di zucchero semolato
  • 1/2 cucchiaino di sale

Verso l’acqua il lievito e 1 cucchiaio di zucchero in una ciotola, mescolo e lascio riposare finché non comincia a gonfiarsi.

Scaldo il burro e il latte in un pentolino finché il burro non sarà sciolto. Verso il liquido in una ciotola separata, aggiunto il tuorlo e l’uovo intero e amalgamo.

In una ciotola a parte mescolo le polveri: farina, zucchero e il sale. Unisco il lievito sciolto nell’acqua e mescolo con un cucchiaio di legno, aggiungo anche gli altri liquidi (latte, burro e uova) continuo a mescolare con il cucchiaio, poi quando l’impasto ha assorbito i liquidi, lavoro sempre nella ciotola con la mano, o, se si preferisce, su un piano di lavoro leggermente infarinato, fino ad ottenere un palla liscia ed elastica (ci vorranno circa 10-15 minuti). Trasferisco l’impasto in una ciotola oliata, copro con pellicola alimentare e lascio lievitare in un posto tiepido fino al raddoppio del volume (non indico il tempo perché molto dipende dalla dose di lievito che viene usata).

Rivesto una teglia con carta forno, oppure potete imburrarla e infarinarla. Una volta che l’impasto è lievitato lo sposto sul piano di lavoro leggermente infarinato e lo divido a metà, poi di nuovo a metà e via discorrendo fino ad avere 8 panetti con i quali formerò 8 palline (io pirlo l’impasto sul piano di lavoro, così ho la chiusura sotto e la superficie bella liscia). Metto i panini sulla teglia, copro, e lascio lievitare per 2 o 3 ore, fino al raddoppio.

Preriscaldo il forno statico a 175° C. Inforno i panini per 15 minuti, a metà cottura ruoto la teglia, e sforno quando sono belli dorati. Li lascio raffreddare leggermente su una griglia, e li servo ancora caldi: ideale con burro e marmellata.

Attenzione che dopo poche ore diventano duri, quindi nel caso avanzassero, una volta raffreddati io li ho surgelati e li scongelo e scaldo quando mi servono, così manterranno la loro caratteristica morbidezza.

panini caldi di kreacher

 

I crumpets di Agatha Christie

I crumpets di Agatha Christie

crumpets di agatha christie
 

I crumpets fanno parte delle ricette tradizionali anglosassoni, sono una via di mezzo tra una focaccina e dei pancake, soffici e spugnosi, immancabili nel rito del tè delle cinque. Immancabili focaccine inglesi presenti nel rituale del tè delle cinque. Possono essere sia dolci che salati.

Per questa versione dei crumpets ho seguito la ricetta della famosa scrittrice Agatha Christie (da “Creme&crimini” di Anne Martinetti e Francois Rivière), nonché nota per essere una buongustaia e una buona forchetta e per le sue abilità culinarie. Esiste una curiosa relazione tra letteratura e cibo, in particolare con i thriller e i mistery (o i gialli): può essere protagonista come la trama, centrale, o scenografico… ma comunque risponde all’esigenza di creare un legame tra lettore e personaggi.

Così eccomi a preparare crumpets a colazione, invece che per l’ora del tè, nella versione dolce, se si preferisce quella neutra o salata basterà non inserire lo zucchero tra gli ingredienti.

I crumpets della signora Christie sono davvero golosi, soffici, spugnosi, perfetti ad accogliere qualsiasi tipo di condimento.

crumpets di agatha christie
 

Ingredienti per 4 persone

  • 200 gr di farina
  • 125 gr di maizena (io fecola di patate)
  • 4 uova bio
  • 40 gr di zucchero
  • 40o ml di latte
  • 1 bustina di lievito
  • olio o burro
  • sale

Verso la farina in una ciotola con il lievito, la fecola, lo zucchero, una presa di sale e mescolo il tutto con cura.

Sguscio le uova e separo i tuorli dagli albumi. Unisco i tuorli alle polveri, diluisco il tutto con il latte e lavoro bene l’impasto con una frusta.

In un’altra ciotola monto gli albumi a neve ben soda, ferma, e delicatamente li incorporo all’impasto.

Ungo una padellina con dell’olio o burro, poi verso un mestolino di impasto e faccio cuocere come per preparare delle crepes tradizionali, su entrambi i lati. Procedo alla cottura fino alla fine della pastella.

Olive ascolane.

Olive ascolane.

olive ascolane
Le olive ascolane sono un piatto tipico marchigiano, in particolare della zona di Ascoli Piceno. Sono talmente buone che la grande industria le ha commercializzate a scapito della qualità, così si è diffuso un prodotto industriale falsificato quando in realtà prevede un’artigianalità unica. Io ho mangiato quelle tradizionali fatte in casa e quelle industriali o di grande distribuzione, con le loro mille varianti, e posso assolutamente dire che la differenza c’è e si sente, eccome. Ed anche i miei ospiti, che negli anni hanno avuto il piacere di assaggiare, la differenza l’hanno colta.

La ricetta e la preparazione delle olive all’ascolana, raggiunse il suo successo verso la fine del 1800, quando i cuochi delle famiglie nobili ascolane cominciarono a farcire le olive provenienti dai poderi padronali, con gli avanzi della carne della tavola. Col tempo la preparazione delle olive ascolane è rimasto comunque un privilegio poiché era un piatto costoso, che richiedeva una lunga preparazione, e proprio per questo veniva fatto in occasioni particolari o per ospiti importanti.

Anche a casa mia le olive ascolane venivano preparate per le giornate di festa o in occasioni speciali. Questa che riporto è la ricetta di famiglia e come tutte le ricette tradizionali, ogni famiglia ha la sua versione, quindi tra una ricetta e l’altra potrebbero esserci delle variazioni.

Per realizzare questo piatto è fondamentale usare l’oliva ascolana tenera del Piceno Dop che si distingue dalle altre per avere una polpa croccante e un nocciolo più piccolo rispetto alla media, che si separa facilmente dal resto. Grazie a questa caratteristica è possibile, con un po’ di manualità e delicatezza, creare il taglio a spirale della polpa per togliere il nocciolo. Inoltre sono fondamentali delle carni di qualità e magre, oltre a spezie e aromi. Parlando a casa mi viene detto che a volte si arrivava anche ad aumentare i tipi di carne presenti, a cambiare le proporzioni di una carne piuttosto che un’altra e anche aggiungere del prosciutto crudo. Ma a me personalmente piace questa, sarà che è quella che ricordo di più nei sapori e che forse ho mangiato di più nei giorni di festa. Un consiglio: non bisogna essere timidi nell’uso delle spezie e aromi, si devono sentire il profumo e il gusto di limone e noce moscata, anche se non devono sovrastare gli altri sapori, quindi conviene assaggiare mentre si prepara il ripieno. Questo va poi lasciato risposare almeno una notte.

Il lungo processo e lavoro per realizzare le olive ascolane verrà assolutamente ripagato dalla golosità del piatto da servire assolutamente caldo: un fritto croccante, goloso, saporito, profumato… non si finirebbe mai di mangiarle…

Ingredienti per 6 persone

  • 500 gr di olive
  • 200 gr di carne macinata di arrosto di manzo
  • 200 gr di carne macinata di arrosto di pollo
  • 200 gr di carna macinata di arrosto di maiale
  • 1 uovo bio
  • 200 gr di parmigiano reggiano grattugiato
  • zest di limone
  • noce moscata grattugiata
  • sale marino

Per la frittura

  • 2 uova sbattute
  • farina q.b.
  • pane grattugiato q.b.
  • olio per frittura (girasole o olio d’oliva)

Inizio con il preparare gli arrosti, uno alla volta, nel modo classico: metto l’olio d’oliva in una pentola con le erbe aromatiche, massaggio la carne con un po’ di sale grosso e poco pepe, quando l’olio è caldo metto la carne nella pentola e sigillo tutti i lati, in questo modo tutti i succhi rimarranno all’interno e la carne resterà morbida. Dopo che ho rosolato tutti i lati dell’arrosto, sfumo con un bicchiere scarso di vino bianco secco, e lascio cuocere. Nel girare il pezzo di arrosto faccio attenzione a non bucare la carne con rebbi di forchetta o altro. Faccio andare la cottura a fuoco medio. Dopo circa 20/30 minuti, i liquidi dovrebbero essersi ritirati, e l’arrosto dovrebbe essere pronto, poi dipende dal pezzo di arrosto e sua grandezza. Una volta pronto metto da parte il primo arrosto con il suo sugo e procedo con un altro arrosto. Quando tutti gli arrosti sono stati cotti e hanno riposato un pochino, li passo nel tritacarne e unisco le tre carni, se serve aggiungo anche un pochino di sugo. Una volta macinate le carni e mescolate, unisco il parmigiano grattugiato, l’uovo e gli aromi e mescolo bene. Copro e metto in frigorifero a riposare.

Ora mi dedico alle olive che avrò tolto precedentemente dalla salamoia e messe a bagno in acqua per qualche ora. Procedo poi a snocciolare l’oliva creando una spirale per separare la polpa dal nocciolo, e rimetto a bagno nell’acqua la spirale di polpa ottenuta, così perde l’eccesso di sale, in attesa essere ricomposta con il ripieno.

Ora "ricostruisco" l’oliva: prendo del ripieno e formo una polpettina attorno a cui avvolgo la spirale di oliva. Una volta completato questo passaggio con tutte le olive, bisogna impanarle.

Per l’impanatura: passo le oliva prima nella farina, poi nell’uovo sbattuto e infine nel pane grattato, e metto da parte. Una volta completato questo altro passaggio non resta che cuocerle.

Friggo le olive in abbontante olio bollente, ma non troppo, su fuoco medio, girando e muovendole durante la cottura. Quando l'oliva avrà un bel colorito dorato le scolo su carta assorbente e le servo, accompagnate da spicchi di limone.

Per capire se le olive sono davvero perfette, c’è un solo trucco: l’impanatura dovrà essere sottile e non staccarsi mai dall’oliva!

Tagliolini al forno…

Tagliolini al forno…

tagliolini al forno
 

Tempo fa… tanto tempo fa… sembra l’inizio di un libro o di una storia, e forse un po’ potrebbe esserlo.

Comunque tanto tempo fa non c’erano molti programmi di cucina, e tra quei pochi ce n’era uno che ho sempre trovato molto piacevole, almeno allora, ed era “Chef per un giorno”, in cui un personaggio veniva invitato a fare lo chef e a preparare un menù per un ristorante composto da due antipasti, due primi, due secondi e contorni, e due dolci. Ovviamente doveva anche abbinare i vini da servire. La sera il ristorante avrebbe avuto i suoi ospiti e un tavolo era riservato a tre giudici. L'improvvisato chef veniva aiutato da una brigata di cucina. Il bello del programma era che, immancabilmente, lo chef di turno si raccontava tramite le portate. Devo confessare che il programma era molto interessante, anche solo per la curiosità dei piatti che venivano presentati, e confesso che alcuni li ho rifatti, e li riprongo ancora adesso, a casa.

E così eccoci arrivati alla ricetta, perfetta per la giornata autunnale e umida in quanto è un bel piatto caldo, da cucinare al forno. E il tepore del forno ora è un vero piacere.  Oggi attingo dalle ricette di casa di Carlo Lucarelli, proposte nella trasmissione su citata, e faccio un primo piatto che lui ha chiamato i “Bassotti della signora Giuliana”. Come lui stesso afferma “La signora Giuliana è la mia mamma, che preparava questa ricetta di famiglia che non ho mai visto fare a nessun altro”, e continua “I bassotti sono una specie di minestra al forno, dei tagliolini al forno, in brodo. Credo che solo chi abbia conosciuto la mia mamma, mia cognata o mia nonna li abbia assaggiati.”

Ma veniamo alla ricetta: è semplice, pochi ingredienti, che però nascondono un piatto decisamente importante, forte, impreziosito dalla gratinatura e dal gusto ricco del brodo di carne assorbito dai tagliolini.

Li ho cucinati e serviti nelle terrine monoporzione di terracotta così ci si scalda anche le mani.

Ingredienti per 4 persone

  • 300 gr di tagliolini freschi
  • 100 gr di burro
  • 200 gr di parmigiano reggiano
  • brodo di carne
  • facoltativo pepe macinato

Dispongo uno strato di tagliolini freschi sul fondo di una ciotola monoporzione di terracotta. Aggiungo un po’ di burro (circa un cucchiaio) e una generosa manciata di parmigiano, poi faccio un altro strato di tagliolini, ancora burro e parmigiano e proseguo a strati fino a metà della terrina. Copro a filo con il brodo di carne e metto a cuocere in forno caldo a 200° C per 10-15 minuti. I tagliolini devono assorbire il brodo caldo e infine essere gratinati. Se necessario aggiungere del brodo per mantenere morbido il tutto. Sfornare e… impiattare. Per completare, a chi piace, una macinata di pepe profumato, io ho usato quello nero selvatico.

Soffici waffles...

Soffici waffles...

 

waffles con panna e crema spalmabile alla nocciola

Ogni tanto a colazione ci vuole qualcosa di particolare, soprattutto nelle giornate speciali. E allora colazione diversa sia: una mattinata senza fretta, con calma eccomi a preparare dei soffici waffles con la ricetta di Csaba dalla Zorza, tratta dal suo libro "Christmas baking".

I waffles sono facili da fare e buonissimi. Sono dei dolci che arrivano dal Nord Europa: perfetti a colazione ma anche come dessert. La versione classica è quella che ho servito io con panna e crema spalmabile alla nocciola, ma sono perfetti anche con yogurt, frutta fresca, miele, o semplice zucchero a velo.


Ingredienti

  • 2 uova, tuorli e albumi separati
  • 80 g di zucchero
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • 60 g di burro, fuso
  • 180 g di farina
  • ½ cucchiaino di lievito
  • 185 ml di latte
  • panna montata, per servire
    crema spalmabile alle nocciole o frutta fresca, a piacere
    zucchero a velo, per decorare 

Per incominciare monto gli albumi a neve ben ferma. In una ciotola a parte sbatto i tuorli con lo zucchero e l'estratto di vaniglia.

Verso il burro fuso (lasciato appena intiepidire) e mescolo con una frusta a mano. Una volta incorporato il burro, aggiungo la farina e il lievito, setacciandoli insieme a pioggia sopra la ciotola. Verso il latte, lentamente, a filo, sempre mescolando con la frusta, per ottenere una pastella. Infine aggiungo gli albumi montati a neve, incorporandoli lentamente, per non sgonfiare il composto.

Mentre la pastella riposa qualche minuto, scaldo la piastra elettrica per i waffles, ma si può usar eanche la piastra/padella da fornello.

Verso la pastella nella piastra calda e cuocio per 4 minuti. Se si usa la padella sul fornello bisogna girare i waffles a metà cottura.

Li servo tiepidi, con panna e crema spalmabile alla nocciola e una spolverata di zucchero a velo. Ma si possono servire con quello che si preferisce, anche frutta fresca.

Quelli che restano li conservo chiusi in un contenitore ermetico in frigorifero e li scaldo prima di consumarli (conservare per pochi giorni).

Bagels…

Bagels…

bagels
 

Tradizionalmente farciti con formaggio spalmabile e salmone affumicato, oggi i bagels vengono proposti con ogni tipo di farcitura, sia dolci che salati. La bollitura prima della cottura in forno rendono questi pani (panini) insoliti, ma è proprio grazie a questa bollitura che i bagels hanno la loro inconfondibile consistenza deliziosa.

Ogni tanto mi viene voglia di farli, ma tutte le volte provo qualche ricetta o procedimento diverso. Stavolta seguo la ricetta e l’esecuzione del panettiere di chef Ramsay, Emmanuel Hadjiandreou, tratto dal suo libro “Come si fa il pane”.

Forse le ricette di questo panettiere sono un pochino più laboriose e lunghe, e rigorosamente fatte a mano, ma è come ripercorrere i tempi naturali della panificazione e si riscopre il piacere di mettere davvero le mani in pasta, il piacere del tocco.

Il risultato finale parla da solo: a casa sono finiti subito, andati a ruba con qualsiasi farcitura…

Ingredienti

  • 500 gr di farina per pane
  • 10 gr di sale
  • 5 gr di lievito di birra fresco o 3 gr di lievito di birra secco attivo
  • 240 ml acqua calda
  • 1 uovo medio leggermente sbattuto
  • 25 gr di burro morbido
  • 5 gr di sale
  • 1 uovo medio sbattuto con un pizzico di sale, per spennellare
  • semi di papavero o sesamo per decorare (facoltativi)

In una ciotola mescolo la farina, i 10 gr di sale e lo zucchero.

In una ciotola più grande, peso il lievito, verso l’acqua e mescolo finché il lievito non si scioglie. A questo composto unisco l’uovo e mescolo. Ora, poco alla volta, aggiungo gli ingredienti secchi e amalgamo con un cucchiaio finché il composto non sta insieme. Copro e lascio riposare per 10 minuto questo primo impasto.

Dopo 10 minuti l’impasto è pronto per essere lavorato. Lasciandolo nella ciotola, tiro una parte dell’impasto dal lato e lo premo al centro. Giro leggermente la ciotola e ripeto l’operazione con un’altra porzione di impasto. Ripeto altre 8 volte: l’intero processo dovrebbe durare circa 10 secondi e l’impasto dovrebbe iniziare a fare resistenza. Copro la ciotola e faccio riposare nuovamente per 10 minuti.

Ripeto questa fare di lavorazione e riposo appena descritte altre due volte.

Completato l’ultimo giro di lavorazione dell’impasto, copro la ciotola e lascio lievitare per almeno 1 ora.

Quando l’impasto sarà raddoppiato di volume, lo sgonfio con un pugno. Spolvero con della farina un piano di lavoro e vi trasferisco la palla d’impasto.

Do all’impasto la forma di un tronchetto e lo suddivido in nove parti uguali e con ciascuno formo una palla. Prendo ogni palla di impasto e faccio un buco al centro con il dito indice, allargando un pochino. Metto i bagels formati su una teglia, copro e lascio riposare per 10 minuti.

Poco prima che l’impasto termini il riposo, riempio con un litro d’acqua una casseruola, aggiungo i 5 gr di sale e porto a ebollizione.

Cuocio i bagels nell’acqua bollente in più riprese, da 3 o 4, finché non vengono a galla. Li giro e li cuocio per altri 5 minuti.

Trasferisco i bagels sulla teglia e faccio leggermente raffreddare.

Accendo il forno in modalità statica a 240° C. Scaldo una teglia sul fondo del forno. Riempio d’acqua una tazza e metto da parte.

Ora spennello l’uovo sbattuto sui bagels. Per quelli decorati con i semi, dopo aver spennellato l’uovo li passo nei semi e poi sistemo su una teglia ricoperta con carta forno.

Inforno i bagels, verso l’acqua nella teglia e abbasso la temperatura del forno a 200° C.

Cuocio i bagels per circa 15 minuti, o finché sono ben dorati. Per controllare la cottura, li capovolgo e do un colpetto sul fondo: dovrebbero suonare vuoti. Se non sono pronti li rimetto nel forno ancora per qualche minuto, altrimenti li faccio raffreddare su una griglia.

Maritozzi con panna e crema spalmabile alla nocciola.

Maritozzi con panna e crema spalmabile alla nocciola.

 

maritozzi con la panna

Ricordi di infanzia che ogni tanto ritornano…

Un grande classico della pasticceria italiana la cui storia è antica. I natali sarebbero laziali, anzi precisamente romani, ma possiamo trovarne tracce in quasi tuto il centro sud Italia, con le varie personalizzazioni e modifiche. Questo dolce tipico è frutto di un’antica tradizione popolare e il nome ha una certa assonanza con “marito”. Essendo tradizione popolare ci sono diverse leggende legate a questo panino dolce: una ha a che fare con il fatto che le fanciulle che preparavano il maritozzo più buono si prendevano il giovane scapolo più bello. Un’altra dice che i giovani erano soliti regalare questi dolci alle future spose, che soprannominavano "maritozzi" i donatori.

Giusto per parlare di modifiche alla ricetta, io qui li ho fatti semplici con aroma di vaniglia, ma si possono trovare anche con canditi e uvetta, o con altri aromi. Ad esempio nelle Marche viene usata moltissimo l’anice. E, nonostante mi piacesse la merenda del maritozzo con panna, e magari anche la crema spalmabile, quell’aroma di anice così intenso da bambina mi dava molto fastidio, tanto che anche ora è una delle spezie che non uso o uso molto molto molto poco.

Per realizzarli ho seguito le istruzione del maestro Sal De Riso, nel libro  “Dolci di Famiglia”, in cui dedica una sezione alle merende e volendo, colazioni per i bambini.

Negli ingredienti il maestro pasticciere usa il latte condensato, e siccome io non l’avevo, ho provato a farlo in casa.

Dovendo impastare a lungo, se non ci si vuole affatticare a mano, consiglio di usare la planetaria o l’impastatrice.

Come da tradizione li ho serviti con panna montata, ma ho aggiunto anche la golosità della crema spalmabile, poi decorati, per chi piace, con zucchero a velo. Il maritozzo è poco dolce e molto soffice, la panna e la crema spalmabili li rendono davvero golosi. Volutamente non li ho fatti grandi, golosi sì ma sempre con un occhio alla “linea”…

Un avvertimento che io ho scoperto solo dopo che ormai li avevo fatti e serviti: la panna montata va spatolata!


Ingredienti 15 maritozzi

  • 500 g di farina di tipo forte (io ho usato tipo 1)
  • 40 gr di olio extravergine d’oliva
  • 45 gr di burro morbido
  • 75 gr di zucchero
  • 110 gr di uova intere (2 uova)
  • 20 gr di lievito di birra fresco (io ho usato 7 gr di lievito di birra secco)
  • 50 gr di latte condensato
  • 110 gr di acqua a temperatura ambiente
  • 1/2 baccello di vaniglia (io ho usato vaniglia in polvere 1 cucchiaino circa)
  • una presa di sale

Per la glassa di zucchero all’acqua

  • 100 gr di zucchero a velo
  • 30 gr di acqua

Per comporre e decorare

  • panna fresca
  • zucchero a velo
  • vaniglia
  • crema spalmabile alla nocciola
  • zucchero a velo da spolverare sulla superficie dei maritozzi

Per l’impasto dei maritozzi disporre in un recipiente capiente (meglio se in una planetaria o un’impastatrice) la farina disposta a fontana con al centro tutti gli ingredienti tranne l’acqua. Amalgamare bene e quando la pasta si sarà rassodata aggiungere in due o tre tempi l’acqua. Continuo ad impastare fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. La lavorazione dell’impasto dovrà durare circa 15 minuti. Sistemo la pasta nella ciotola capiente, copro con pellicola per alimenti, e la lascio lievitare a temperatura ambiente fino al raddoppio del suo volume (circa 40 minuti, ma meglio sempre controllare, dipende dalla quantità di lievito usato e dal tipo di farina). Quando l’impasto sarà lievitato formo i maritozzi tagliando la pasta in pezzi di circa 60 gr ciascuno, arrotondo le palline e poi gli do una forma ovale. Sistemo su una teglia rivestita con carta forno, copro con pellicola alimentare e lascio lievitare nuovamente l’impasto fino a triplicarne il volume. Quando i maritozzi saranno ben lievitati preparo la glassa di zucchero all’acqua mescolando con un frustino lo zucchero a velo con l’acqua. Prima di infornare i maritozzi glasso la superficie, con la glassa di zucchero all’acqua, poi li faccio cuocere in forno preriscaldato statico a 180° C per 10-12 minuti.

Per completare e decorare. Una volta cotti lascio raffreddare i maritozzi a temperatura ambiente. Monto la panna con lo zucchero a velo e la vaniglia. Poi con un coltello a sega faccio un taglio laterale. Ora li farcisco con crema spalmabile, se piace, e panna montata alla vaniglia. Non resta che spolverare con zucchero a velo e servirli.

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