Un Bunét con Vani Sarca: Tra Pagine, Pasticci e l’oscuro Mestiere di Scrivere


fetta di bunét al cioccolato fondente con panna, caramello e amaretti, e libri della serie di ghostwriter nello sfondo


Immagina una di quelle giornate torinesi in cui la nebbia ti avvolge come un abbraccio umido e un po’ invadente, e l’unica vera salvezza è una tazza di tè bollente, un libro capace di catturarti l’anima e un cucchiaio che affonda nel velluto scuro di un Bunét. È il momento perfetto per chiuderti in casa, ignorare il resto del mondo e lasciarti trascinare da una storia che ti entra sottopelle.

Oggi ti porto dentro il mio colpo di fulmine per Vani Sarca, la ghostwriter più cinica e adorabile della letteratura italiana, nata dalla penna di Alice Basso. Ti parlerò di una serie che è diventata per me un'ossessione compulsiva e di un dessert che è molto più di un dolce: è una dichiarazione di intenti.


Un Amore "fuori ordine" (ma purissimo)

Tutto è iniziato per caso. Mi sono ritrovata tra le mani il secondo volume della serie, Scrivere è un mestiere pericoloso. Non sapevo che facesse parte di una pentalogia; sono stata attratta dal titolo e dalla trama scritta sulla quarta di copertina: una ghostwriter che deve scrivere un ricettario-memoir per un’anziana cuoca.

Un’impresa titanica per una come Vani, che non ha mai preso in mano una padella e per la quale termini come "scalogno" o "topinambur" appartengono a un linguaggio esotico e potenzialmente ostile. Inaspettatamente, mentre esegue l’incarico con il supporto morale di un gourmet d’eccezione come il Commissario Berganza, una rivelazione cattura il suo interesse: un delitto del passato che riemerge tra i vapori della cucina.

È stato amore a prima riga. Sono corsa a recuperare il primo libro, poi il terzo, il quarto, il quinto,… insomma, li ho "divorati" tutti. Ma la cosa bella è che avrei potuto continuare tranquillamente anche senza seguire l’ordine d'uscita. Ogni romanzo di Alice Basso, infatti, è rigorosamente autoconclusivo: il caso di puntata viene risolto e la storia ha una sua compiutezza perfetta. Inoltre, l’autrice è magistrale nel disseminare tra le pagine dei piccoli riassunti strategici: sono pillole di informazioni che ti permettono di orientarti immediatamente tra i personaggi e i fatti pregressi, così che nessun lettore si trovi mai smarrito o privo di elementi, anche se dovesse decidere di iniziare dall’ultimo libro! (n.d.a. sinceramente ti consiglio di partire dal primo, massimo il secondo)


Oltre il Giallo: L’appendiabiti di Alice Basso


I romanzi di Alice Basso si inseriscono nel filone dei Cozy Mystery: gialli "morbidi" dove la violenza è lasciata fuori campo e l’attenzione si sposta sull'atmosfera, l'ironia e la psicologia. Come ha spiegato l’autrice, per lei il "giallo" è solo l’appendiabiti: serve a reggere la storia, a creare il pretesto per esplorare l’evoluzione dei personaggi. Non aspettatrti cruenti omicidi, ma indagini psicologiche sottili e affascinanti.

Ecco l’ordine corretto per non perderti nemmeno una sfumatura dell’evoluzione personale di Vani (anche se, ripeto, ogni libro si regge da solo!):

  • L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome (2015)
  • Scrivere è un mestiere pericoloso (2016)
  • Non ditelo allo scrittore (2017)
  • La ghostwriter di libri gialli (2018)
  • Un caso speciale per la ghostwriter (2019)

Un Club del Libro Segreto tra le pagine

Alice Basso non scrive "semplicemente" dei libri; crea mondi. Il suo stile è un miracolo di equilibrio: leggero ma autorevole, con un ritmo così veloce che ti ritrovi a girare le pagine come se non ci fosse un domani. La vera magia è il suo essere spudoratamente colta senza mai risultare pesante. Le sue storie sono costellate di riferimenti letterari, cinefili e cultura pop. Un paradiso per una nerd come me. Leggerla è come partecipare a un club del libro segreto con un’amica geniale: trovi quella citazione che credevi di conoscere solo tu e pensi: “Incredibile! Allora non sono sola!”. Ti senti capita. Ti senti a casa.


Vani Sarca: La Ghostwriter - Profiler

Vani è una ghostwriter. Veste solo di nero, è cinica, asociale (devo dire che mi ci ritrovo parecchio). Scrive libri per altri scomparendo dietro le loro voci. Lo fa grazie a un "dono": un’empatia fuori dal comune che le permette di "entrare" nella testa delle persone , di capire cosa pensano, come parlano, cosa nascondono. In questo Vani è una perfetta Profiler.

Vani tiene il mondo a distanza per proteggersi da questo eccesso di sentimenti. Ma in questa serie, il vero "giallo" è la sua evoluzione umana. Nel corso dei romanzi assistiamo a una maturazione del personaggio che, lentamente, si concede di provare sentimenti e inizia a farsi coinvolgere dalle persone che ha intorno. Ma per farlo, ha bisogno di un suo pari: il Commissario Berganza.


Due anime, un noir e… il mistero del Bunét

Il cuore pulsante della serie è il rapporto tra Vani e il Commissario Berganza. Cinquant’anni, il fascino di un uomo uscito da un noir d’altri tempi e un immenso buongustaio. Sono due anime che si riconoscono all'istante: usano le stesse tattiche, la stessa logica affilata.

In Scrivere è un mestiere pericoloso, il legame si stringe attorno al cibo. Come abbiamo detto Vani deve ricostruire le ricette di Irma, un’anziana cuoca. Però Irma è vaga nel dare dosi e ingredienti "le sue mani andavano da sole e non ci doveva mettere la testa" mentre cucinava. Le ricette vanno quindi ricostruite e testate. Vani chiede aiuto a Berganza, e le loro serate passate a "mettere a punto le dosi" diventano un gioco intellettuale dove gli ingredienti si trasformano in riferimenti letterari. Con lui, Vani si permette il lusso più pericoloso: abbassare la guardia e “lasciarsi leggere”, o meglio “lui riesce a leggerla”.


Il Finale "Diabolico" (e la Promessa)

Arriviamo alle battute finali del secondo romanzo. Dopo una plateale dichiarazione d’amore dell’ex fidanzato di Vani, Riccardo, lei “che con le relazioni umane si sente come un software in crash”, rimane pietrificata e senza parole.

Berganza, impassibile, non batte ciglio. Sale in auto, sembra stia per andarsene... fa un impercettibile sorriso… e lancia l'invito che ci ha fatto mancare il fiato:

“Che ne dice di venire da me domani sera, Sarca? Se non sbaglio, dobbiamo ancora mettere a punto la ricetta del bunét al cioccolato caldo fondente”.

Alice Basso chiude così, lasciandoci a sognare il profumo del caramello o a correre compulsivamente a leggere il seguito. Io, ovviamente, sono corsa a leggere.

Alice Basso chiude così, asciandoci col profumo del caramello nell'aria e la voglia matta di leggere il seguito. Io, ovviamente, sono corsa a leggere compulsivamente. Questa tensione ci accompagna fino all’ultimo libro, Un caso speciale per la ghostwriter. Anche se la serie ha un finale risolutivo, Alice sceglie di non chiudere ogni porta a chiave, lasciandoci la libertà di immaginare il futuro di Vani e Berganza tra le strade di Torino.


Il Bunét: Un dolce che ha viaggiato nel tempo

Ma cos’è questo Bunét? È un dessert che, proprio come Vani, nasconde una complessità inaspettata. Il suo nome in piemontese significa cappello, e le leggende si rincorrono: 

  • c’è chi dice derivi dallo stampo di rame che ricordava un berretto da notte;
  •  chi sostiene che come il “cappello” sia l’ultima cosa che si indossa prima di uscire, così il bunét è il "cappello" del pasto, l'ultima cosa che “si indossa” prima di alzarsi da tavola;
  • o ancora chi sostiene che sia un’eredità francese del termine “bonnet” e indica un tipo di tessuto con cui si facevano i cappelli.
La sua storia è un racconto di seduzione sociale. Secoli fa, nel XIII secolo, il Bunét era bianco, una crema aristocratica di latte e amaretti senza traccia di cacao. Poi, con l'arrivo dell'oro nero dalle Americhe, la ricetta si è tinta di quel colore oscuro (che tanto piacerebbe a Vani), tornando in dote alle cucine popolari delle cascine. Oggi è un Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT), un orgoglio piemontese che fonde nobiltà sabauda e concretezza contadina in un unico, tremolante abbraccio di caramello.


La mia Ricetta: Un incontro tra Maestri (e un piccolo tradimento)

bunét al cioccolato fondente su piatto di portata in gres neutro con libri di Alice Basso la serie della ghostwriter nello sfondo


Per rendere omaggio a questa storia, ho creato una mia versione che è un vero "incrocio di doti" tecniche. Ho preso la struttura millimetrica di Luca Montersino per dominare la gravità e ottenere una cremosità senza bollicine, e l'ho fusa con l'intuizione della Chef Valentina Chiaramonte.

Il segreto? Gli Amaretti morbidi di Mombaruzzo (Presidio Slow Food, dal restrogusto di armelline) che, insieme al cioccolato fondente al 70%, creano quella "sospensione" magica: le briciole non affondano nel fondo dello stampo, ma restano sospese nel corpo del dolce, regalando una masticabilità uniforme e lussuriosa.

Un'ultima nota: Vani, perdonami. So che tu apprezzeresti la nota pungente del rhum, ma in questa ricetta ho scelto di omettere l'alcol. È una piccola licenza poetica tra me e te, una differenza di carattere tra amiche che però si capiscono al primo sguardo.


Ingredienti:

Per il bunét al cioccolato fondente

  • 400 ml di latte intero 
  • 100 ml di panna fresca liquida 
  • 4 uova grandi 
  • 100 g di zucchero semolato 
  • 50 g di cacao amaro 
  • 50 g di cioccolato fondente al 70% (il segreto per la struttura) 
  • 80 g di Amaretti morbidi di Mombaruzzo 
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia 

Per il caramello

  • 80 g di zucchero per il caramello

Decorazione

  • Panna fresca montata, amaretti sbriciolati e cacao amaro per decorare



Procedimento:

Per il caramello a secco.

Scalda sul piano di cottura un pentolino basso in modo che il fondo sia ben caldo. Versa un cucchiaio abbondante di zucchero distribuendolo sul fondo in modo uniforme. Lo zucchero ben presto si scioglierà e comincerà a caramellare. Aggiungi altro zucchero e continua fino a quando non si avrà un caramello ambrato. Ricorda di non mescolare, muovi solo il pentolino per far bagnare lo zucchero. Lo zucchero può essere mescolato, poco, e solo quando è ben sciolto, altrimenti diventa granuloso (granisce). Anche non aggiungere troppo zucchero tutto in una volta, meglio poco in più volte, sempre per evitare che si cristallizzi o che il caramello diventi troppo scuro. Una volta completato versa il caramello ottenuto sul fondo dello stampo.

Per il bunét

Scalda il latte e la panna con un cucchiaino di estratto di vaniglia e porta a 80° C (quasi a bollore). Versa i liquidi sul cioccolato fondente a pezzetti, mescola bene per amalgamare e sciogliere tutto il cioccolato.

Mescola le uova con lo zucchero, non devi montare, devi solo far sciogliere lo zucchero. Unisci il cacao setacciato e amalgama molto bene. Prendi gli amaretti e spezzettali, schiacciali tra le mani in modo grossolano sul composto di uova (non devi avere una polvere fine). Mescola e poi aggiungi i liquidi.

Versa il composto nello stampo. Con un cucchiaio cerca di eliminare le bolle d’aria o eventuali tracce di schiuma che disturberebbero la cottura del dolce.

Cottura

Prendi una teglia alta o uno stampo circolare e metti sul fondo due fogli di carta assorbente piegata in modo da ottenere uno strato spesso. Bagna la carta con acqua fredda. Sistema sulla carta lo stampo del bunét e versa, nella teglia, tanta acqua fredda quanto necessaria ad arrivare a circa metà stampo bunét. Questa procedura permetterà allo stampo del bunét di rimanere ben saldo sul fondo, ma soprattutto permetterà una cottura delicata in quanto tra l teglia e lo stampo si sarà un’intercapedine che limiterà il passaggio diretto di calore tra gli stampi.

Cottura in forno statico a 150° C per 40 minuti (io ho allungato a un’ora, vale sempre il controllo visivo e tattile). Fai attenzione che la superficie del dolce non si sollevi, segno che la temperatura del forno è troppo alta, quindi abbassare la temperatura aprendo il forno per pochi minuti.

Se hai forno a vapore, impostalo a 85° C e cuoci per circa mezz’ora.

Controllo qualità

Poiché ogni forno è diverso, il tempo è indicativo. Il segreto è toccare delicatamente il centro del bunét con un dito: deve essere ancora morbido, quasi "tremolante", ma non liquido, e la superficie non deve essere crepata. Se vedi che la superficie si solleva, la temperatura è troppo alta: abbassala subito aprendo il forno per qualche minuto.

Riposo (FONDAMENTALE)

Una volta cotto, sfornalo ma lascialo nel suo stampo. Fallo raffreddare a temperatura ambiente e poi trasferiscilo in frigorifero per almeno ventiquattro ore. Solo così raggiungerà la giusta consistenza e un gusto armonioso. Proprio come una buona trama noir, il Bunét ha bisogno di tempo per rivelare tutti i suoi segreti.

Conservato bene il bunét si conserva per diversi giorni, diventando quasi più buono con il passare del tempo.

Presentazione

Per sformare il bunét, passa delicatamente la lama di un coltello lungo il bordo tra lo stampo e il dolce per aiutarlo a staccarsi. Capovolgi su un piatto da portata con i bordi leggermente rialzati e fai colare bene tutto il caramello.

Se vuoi esagerare, servi la fetta accompagnata da panna montata (con pochissimo zucchero a velo), una spolverata di cacao amaro e altri amaretti sbriciolati.

Un addio (o un arrivederci?) a Vani

Chiudere l’ultimo libro di Alice Basso è stato un piccolo lutto. Vani Sarca mi ha insegnato che si può essere spigolosi eppure empatici, che si può odiare il mondo ma amare perdutamente una citazione, un libro, un film.

Mi manca la voce di Vani, mi mancano le sue riflessioni taglienti e i suoi silenzi con Berganza. Se non hai ancora letto questa serie, fallo. Inizia dal titolo che ti ispira di più, fai la ribelle come me, ma preparati: non vorrai più uscire da quelle pagine.

Questo articolo è il mio modo di ringraziare Alice Basso per aver creato un personaggio così vero, e Vani per essere stata la compagna di viaggio ideale. Se anche tu ti senti un po' "fuori posto" nel mondo, metti su l'acqua per il tè (o qualcosa di forte come piacerebbe a Vani), preparati questo dolce e apri un libro di Alice Basso. Ti sentirai subito a “casa”.

E se il commissario dovesse invitarti per un bunét al cioccolato caldo... beh, sai già che non potrai dire di no.